SCIA: IL MODELLO UNICO

Il decreto attuativo della Legge Madia, in vigore, regolamenta la nuova SCIA che ha quale obiettivo la semplificazione della procedura, imputando una serie di incombenze in capo alla P.A. ed esonerando, per converso, il cittadino dalla produzione di documentazione già versata in atti.

La semplificazione passa anche attraverso il modello unico che deve indicare altresì una casella PEC della P.A., caricato on-line, e deve contenere l’elenco degli stati nonché le qualità personali e fatti oggetto di dichiarazione sostitutiva, di certificazione ovvero di atto di notorietà, delle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati o delle dichiarazioni di conformità dell’agenzia delle imprese, con indicazione della relativa normativa.

Ogni livello dell’amministrazione statale deve adeguarsi entro il 1.01.2017: in caso di inadempimento, la Riforma Madia prevede l’intervento della Regione ovvero dell’ente locale o dello Stato in caso di inadempimento della Regione: all’ente che non dovesse provvedere la Regione assegnerà un termine entro cui mettersi in regola, prima di sostituirsi allo stesso.

In tali ipotesi i dirigenti degli uffici che non pubblicano i modelli, ovvero che chiedono documenti diversi rispetto a quelli previsti dai modelli unici, rischiano un illecito disciplinare che varia dalla sospensione del servizio e dello stipendio da un periodo di tre giorni sino a sei mesi.

La riforma prevede l’aggiunta di un nuovo articolo alla Legge 241 del 1990, il quale stabilisce che il privato che invia una comunicazione ovvero una segnalazione deve ricevere tempestivamente una ricevuta attestante l’avvenuta presentazione, anche in via telematica. La ricevuta deve indicare il termine entro cui la P.A. è obbligata a rispondere, o dal quale si computa il silenzio assenso ovvero il momento in cui prenderà avvio il procedimento. Nell’ipotesi in cui l’istanza è presentata ad un ufficio diverso da quello competente, sono previsti termini finalizzati a regolamentare il proseguimento dell’attività: in tali evenienza, se un controllo rileva vizi non irrimediabili, è consentito regolarizzare la propria posizione nell’arco di trenta giorni, senza interrompere necessariamente l’attività.

Nell’ipotesi di diverse segnalazioni di inizio attività, l’intero procedimento è a carico della P.A. e la stessa non può chiedere ulteriore documentazione rispetto a quella prodotta in prima istanza, salvo che la stessa istruttoria non lo richieda, ad esempio nel caso in cui ciò che è stato prodotto differisca dal tenore delle richieste stesse.

Pertanto, se per un’attività dovessero essere necessarie ulteriori segnalazioni e produzioni,  è sufficiente instare un’unica SCIA allo sportello unico preposto dalla P.A. e quest’ultima avrà l’onere di trasmettere per l’effetto la documentazione alle altre P.A. competenti.

Da quanto sopra consegue che non è più possibile per le P.A. fare ulteriori richieste rispetto a quelle previste dal modello semplificato, salve le eccezioni indicate per particolari esigenze di procedura.

Per quanto concerne l’aspetto della tutela del paesaggio, la riforma semplifica altresì la procedura per le autorizzazioni previste dal Codice dei beni culturali, con lo scopo di snellire l’iter burocratico che in tutti i casi appesantisce la macchina statale e crea, di conseguenza, notevoli disagi ai privati cittadini.