LA MINACCIA EUROPEA AL DIRITTO DI ASILO MONDIALE

Medici Senza Frontiere, nota organizzazione internazionale che insegue il nobile obiettivo di far giungere soccorso sanitario nonché assistenza medica nelle zone del pianeta dove il diritto di cura non è allo stato garantito, ha reso pubblica la decisione che non attingerà più ai fondi dell’U.E. e dei Paesi Membri, stante la sua netta presa di distanza dalle politiche di deterrenza sulla migrazione ed alle modalità operative con cui si cerca di respingere le persone, in stato di profonda sofferenza, dalle frontiere europee.

La novità è immediatamente esecutiva, pertanto si applicherà ad ogni progetto di Medici Senza Frontiere in tutto il globo.

Nel nostro Paese Medici Senza Frontiere non riceve contributi pubblici con la conseguenza che tutti i fondi di cui dispone provengono dal settore privato.

Per quanto concerne la raccolta fondi a livello internazionale, solo una piccola parte proviene da fondi pubblici istituzionali di Paesi che vogliono contribuire, nella misura pari all’8% del budget annuale.

La decisione di Medici Senza Frontiere è stata presa anche alla luce dell’entrata in vigore dell’accordo tra U.E. e Turchia, fortemente voluto dai governi europei, che ha causato, a soli tre mesi dall’entrata in vigore, il blocco di migliaia di persone in fuga dalle guerre in Siria, Iraq ed Afghanistan, tra cui centinaia di bambini, sulle isole greche, i quali vivono in condizioni disumane all’interno di campi sovraffollati senza alcun tipo di assistenza legale.

Medici Senza Frontiere si era battuta contro tale scelta, denunciando come l’U.E. avesse scelto di perseguire la politica della deterrenza invece che garantire assistenza per i soggetti che ne avevano effettivo bisogno.

Secondo il Segretario Generale di Medici Senza Frontiere tale accordo mette in pericolo il concetto stesso di rifugiato, con la conseguenza che smembra tutti i diritti connessi a tale status giuridico.

Tuttavia la U.E. prosegue sulla stessa strada dell’accordo con la Turchia, presentando una nuova proposta, sul modello dell’accordo predetto, per raggiungere intese con molti altri Paesi africani e mediorientali.

Tali nuovi accordi prevedono anche l’istituzione di sanzioni economiche e commerciali nei confronti degli altri Paesi che non controllano efficacemente il flusso migratorio verso l’U.E., premiando invece quelli virtuosi che si schiereranno al fianco dell’U.E. nella propria politica anti-migratoria.

I Paesi con cui si andrà al tavolo delle trattative, per il momento, sono la Somalia, l’Eritrea, il Sudan e l’Afghanistan, e di alcuni di loro è lecito dubitare che possano garantire una piena tutela dei diritti umani.

Secondo Medici Senza Frontiere, tali politiche mirano a costringere i soggetti che vogliono scappare a rimanere nei propri Paesi d’origine, con ciò privando loro della protezione di cui avrebbero diritto e chiudendo gli occhi su ciò che accade lontano dal continente europeo.

L’accordo con la Turchia potrebbe diventare un precedente per altri Paesi del mondo che sono punti di arrivo dei flussi migratori, dal momento che, di fatto, offre la sponda per iniziare ad ipotizzare che, se non si vogliono accogliere i rifugiati aventi diritto, si può sempre negoziare una alternativa.

Ad esempio: recentemente il Kenya ha citato la politica europea per supportare la propria decisione di chiudere il più grande campo per rifugiati del mondo, respingendo in Somalia chi si trovava all’interno.

Le politiche europee generate dall’accordo con la Turchia stanno provocando la chiusura delle frontiere lungo il tragitto sino in Siria, con la conseguenza che i migranti non hanno più alcun posto dove andare.

Secondo il Segretario di Medici Senza Frontiere, ad Azaz vi sono centomila soggetti fermi tra il confine chiuso e la linea del fronte, e tale situazione potrebbe diventare presto una regola invece che una eccezione.

La Turchia ha accettato di fermare il flusso dei migranti verso i Paesi U.E. in cambio di un miliardo di euro di aiuti umanitari, ma tale elargizione pare ai più un modo rapido dell’U.E. per comprare la soluzione al problema migratorio, posto che neppure la Turchia è un Paese che va esente dall’accusa di violare i diritti umani.

Per questo Medici Senza Frontiere ha chiuso agli aiuti dei Paesi U.E. che volessero contribuire al proprio budget, per denunciare la situazione gravissima che sta accadendo e per non voler essere quindi complice di politiche che stanno creando ingentissimi danni alla vita di molte persone, senza contare il danno in termini di svilimento del diritto di asilo che potrebbe restarne del tutto travolto.