ESDEBITAZIONE OVVERO COME LIBERARSI DAI PROPRI DEBITI

Come è noto non tutti i soggetti possono accedere alle procedure concorsuali che permettono il salvatagggio di alcune realtà giuridiche, tra i quali vi sono, ad esempio, gli imprenditori agricoli, i liberi professionisti, i consumatori quando si obbligano al di fuori dell’attività di impresa, i piccoli imprenditori nonché i fidejussori garanti di un imprenditore poscia fallito.

Il legislatore, quindi, si è posto l’obiettivo di apprestare uno strumento efficace che possa permettere anche a tali soggetti di promuovere validamente una procedura che consenta loro di esdebitarsi e quindi di liberarsi definitivamente dalla Spada di Damocle del debito.

Lo strumento in esame è la procedura di esdebitazione che è stata inserita nel nostro ordinamento dalla legge n° 3/2012 e successivamente modificata dal Decreto Legge n° 179/2012.

Come esposto, possono promuovere la procedura di esdebitazione solo i soggetti che non sono soggetti alle procedure della Legge Fallimentare ed abbiano una situazione di sovraindebitamento, con la conseguenza di non riuscire oltremodo a ripagare le proprie obbligazioni.

La procedura di esdebitazione prevede tre differenti percorsi:

1) l’accordo di ristrutturazione dei debiti;

2) la liquidazione del patrimonio del debitore;

3) il piano del consumatore.

Nei primi due casi è possibile accedere senza alcun limite, mentre nel terzo è solo il consumatore a poter beneficiare della possibilità di ricorrere al piano ed alla procedura di esdebitazione.

(i) L’accordo di ristrutturazione:

Tutti i soggetti a cui fa riferimento la legge n° 3 del 2012 e, come tali, non soggetti al fallimento, possono sottoporre al Tribunale un accordo mediante il quale proporre ai propri creditori un progetto che possa soddisfarli, anche solo in parte, per esaurire la propria situazione debitoria.

Il Tribunale, quindi, sarà chiamato a valutare la richiesta e pertanto deciderà se approvarla o meno.

Tale accordo prevede un assenso preventivo di creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti pendenti, in stile accordo 182 bis l.f. per i soggetti non sottoposti alla procedura in esame.

(ii) La liquidazione del patrimonio:

Tale possibilità è offerta nella situazione di ingenti debiti che difficilmente possano essere ripianati con le risorse del debitore.

Con tale procedura viene proposto un ordinato piano di liquidazione di tutti i beni nella disponibilità del debitore, fatte salve le risorse necessarie per il sostentamento della propria famiglia.

Se la procedura dovesse avere un esito favorevole allora il debitore sarà completamente liberato da ogni vincolo.

Anche tale modello ha uno speculare strunento previsto nella legge fallimentare, che è quello del piano di concordato preventivo, dove l’impresa mette a disposizione tutti gli assets necessari ad incontrare l’assenso preventivo dei creditori.

(iii) Piano del consumatore:

Lo strumento in esame è attivabile solo dai consumatori e pertanto solo dalle persone fisiche nelle ipotesi in cui non riescano a fare fronte alle obbligazioni contratte con il proprio patrimonio.

Per poter accedere alla procedura occorre quindi non agire nelle ipotesi di attività professionale e/o imprenditoriale e l’ulteriore requisito richiesto è quello di non essersi indebitati in maniera sproporzionata rispetto alle proprie risorse effettive.

Se i requisiti sono soddisfatti è possibile nominare, mediante un legale, un organismo di composizione della crisi che valuterà la fattibilità del piano e la presenterà al vaglio del Tribunale.

In questo caso i creditori possono esprimere il proprio parere che, tuttavia, non sarà vincolante, restando evidentemente la pronuncia del Giudice l’ultima a stabilire la percorribilità di tale strumento di risanamento.

Se il piano del consumatore dovesse essere approvato, il cittadino potrebbe avere la possibilità di pagare solo in parte il debito maturato, restando liberato per il restante.

Ad ogni buon conto è opportuno evidenziare che, come nelle procedure concorsuali, se il piano non viene rispettato verrà d’ufficio decisa la liquidazione coatta dell’intero patrimonio del debitore.

Sul punto è il caso di citare una decisione del Tribunale di Busto Arsizio mediante la quale il Giudice ha analizzato un piano di esdebitazione proposto da un cittadino a fronte di ingenti debiti contratti con Equitalia.

Nel proprio piano il cittadino proponeva la vendita di una porzione immobiliare di sua proprietà per ripianare i debiti contratti con l’agente di riscossione, pari a circa novantamila euro.

L’agente di riscossione si è opposto all’ammissione del piano, tuttavia i Giudici lo hanno ritenuto ammissibile e, con provvedimento del 16.09.2014, il Tribunale ha permesso al debitore di pagare solo Euro 11.000,00 ad Equitalia.

Una riduzione del debito, pertanto, pari al ben 87%!

Da quanto sopra emerge con evidenza l’utilità della legge in esame, come pure i possibili scenari prospettici che possono permettere, mediante l’utilizzo degli strumenti citati, di uscire dal tunnel del debito per poter iniziare a guardare con ottimismo al futuro.