LA TUTELA DEL VIAGGIATORE

Viaggiatore: sostantivo maschile, secondo il dizionario colui che effettua un viaggio con un mezzo pubblico di trasporto.

Pertanto, se nel linguaggio comune il viaggiatore è colui che si sposta da un luogo ad un altro mediante qualsiasi mezzo, e pertanto anche senza ricorrere ai mezzi pubblici, il dizionario àncora la definizione all’utilizzo del trasporto pubblico.

Orbene, partendo da tale definizione vi è da chiedersi che tipo di tutela sia apprestata al viaggiatore che viaggi in autobus, in treno, in aereo, in nave, etc., da parte del nostro ordinamento.

Se da una parte vi è un soggetto che viaggia, dall’altra parte vi è un soggetto che permette il trasporto, ossia il vettore.

L’art. 1678 c.c. disciplina il contratto di trasporto persone, mediante il quale un soggetto versa un corrispettivo per ottenere in cambio il trasferimento da un luogo ad un altro, realizzato dal vettore.

Lo causa del negozio è per il viaggiatore realizzare un trasferimento mentre per il vettore ottenere una controprestazione, in genere di natura onerosa.

Dunque la natura del contratto rende evidente che il diritto del viaggiatore non si esaurisce nella mera possibilità dello spostamento ed infatti lo stesso trasferimento deve essere accompagnato da tutta una serie di condizioni consoni alla ratio della norma, tra le quali, ad esempio: condizioni di viaggio adeguate, garanzie di sicurezza, ambienti puliti, orari di percorrenza rispettati, etc.

Se è vero, infatti, che vettore ha il diritto ad ottenere un corrispettivo per la propria prestazione, è pur vero che l’obbligazione di trasporto, nel rispetto di tutte le condizioni, deve essere rispettata a beneficio del viaggiatore.

Viceversa, nell’ipotesi in cui il vettore non dovesse eseguire correttamente la propria prestazione, perché non esatta ovvero in ritardo, si versa in tema di inadempimento contrattuale ai sensi e per gli effetti dell’art. 1218 c.c.

Tornando all’art. 1618 c.c., questo prevede che “salva la responsabilità per il ritardo e per l’inadempimento nell’esecuzione del trasporto (dove troverà applicazione, appunto, l’art. 1218 c.c.: ndr), il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio e della perdita o dell’avaria delle cose che il viaggiatore porta con sé, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”.

Pertanto non solo l’articolo in commento avverte immediatamente che l’inadempimento del vettore permette la tutela del viaggiatore in tema di inadempimento contrattuale per qualsiasi irregolarità della prestazione, ma stabilisce una tutela specifica per situazioni dannose che possono colpire il viaggiatore oppure i suoi beni.

Per tali evenienze l’articolo prosegue stabilendo che “sono nulle le clausole che limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscono il viaggiatore. Le norme di questo articolo si osservano anche nei contratti di trasporto gratuito”: con ciò offrendo una tutela piena alla persona fisica del viaggiatore e quindi alla sua incolumità.

L’articolo è stato formulato in modo da puntualizzare che in tali ipotesi l’onere probatorio è spostato in capo al vettore, quindi sarà il trasportatore a dover dimostrare di aver adottato ogni misura idonea in concreto ad evitare il danno se vorrà liberarsi dalla responsabilità del sinistro.

L’ordinamento, quindi, garantisce la tutela del viaggiatore perché in genere è la parte contrattualmente debole del rapporto sinallagmatico e comunemente si tende ad ammettere il concorso dell’azione contrattuale con quella extracontrattuale.

Sul punto la dottrina ammette che il viaggiatore possa esperire contemporaneamente azione contrattuale ed extracontrattuale, dove vero è che diminuiscono i termini di prescrizione e che l’onere probatorio incombe al ricorrente, tuttavia in tal modo è possibile chiedere anche danni non prevedibili al momento del sinistro, perché non si applica l’art. 1225 c.c. secondo cui “se l’inadempimento o il ritardo non dipende da dolo del debitore, il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione”.

La Cassazione con sentenza n° 681/2016, adita da un Comune, quale titolare del pubblico servizio di trasporto, contro una sentenza d’appello che lo aveva condannato alla rifusione dei danni in favore del viaggiatore che aveva subito danni in fase di discesa da un autobus, ha fornito interessanti indicazioni sul tema dell’onere probatorio.

I Giudici di Piazza Cavour hanno infatti rilevato che “nel trasporto di persone regolato dal codice civile, il viaggiatore, che abbia subito danni a causa del trasporto (quando cioè il sinistro è posto in diretta, e non occasionale, derivazione causale rispetto all’attività del trasporto), ha l’onere di provare il nesso eziologico esistente tra l’evento dannoso ed il trasporto medesimo (dovendo considerarsi verificati durante il viaggio anche i sinistri occorsi durante le operazioni preparatorie o accessorie, in genere, del trasporto e durante le fermate, e comprese la salita e la discesa: Cass., ord. 30 aprile 2011, n. 9593), essendo egli tenuto ad indicare la causa specifica della verificazione dell’evento, mentre incombe, invece, sul vettore, al fine di liberarsi della presunzione di responsabilità a suo carico, gravante ai sensi dell’articolo 1681 del codice civile, l’onere di provare che l’evento dannoso costituisce fatto imprevedibile e non evitabile con la normale diligenza”.

Pertanto incombe al viaggiatore l’onere di provare l’esistenza e la validità del contratto, il sinistro subito ed il nesso causale, mentre incomberà al vettore, per spogliarsi della responsabilità, dimostrare di aver apprestato tutte le cautele per evitare che il danno si realizzasse, mediante l’ordinaria diligenza.

Secondo altra giurisprudenza non è necessario individuare l’esatto inadempimento del vettore nella dinamica che confluisce nell’evento dannoso, bastando dimostrare che il sinistro è stato cagionato in termini oggettivi dal vettore (Cass. 7423/99, oltre a numerose pronunce di merito), spettando poi al Giudice valutare “la concreta situazione in cui il trasporto si è svolto” (Cass. 10680/93).

La Cassazione, a conferma di quanto sopra, con sentenza n° 24347/2014 ha statuito che “in tema di trasporto persone la presunzione di responsabilità che l’articolo 1681 c.c. e l’articolo 409 codice navale, pongono a carico del vettore per i danni al viaggiatore opera quando sia provato il nesso causale tra il sinistro occorso al viaggiatore e l’attività del vettore in esecuzione del trasporto”, aggiungendo inoltre che “il vettore resta liberato dalla responsabilità presunta a suo carico, qualora provi che l’evento dannoso, verificatosi a causa del trasporto (…) .sia dovuto a fatto non prevedibile suo o dei suoi preposti o dipendenti, ovvero non si sia potuto evitare nonostante l’uso della normale diligenza”.

Da quanto sopra discende un obbligo puntuale in capo al vettore di prudenza ed attenzione al fine di garantire la tutela del viaggiatore, in modo che lo stesso possa spostarsi in assoluta sicurezza, andando, viceversa, incontro a responsabilità in caso di sinistro.

Doverosamente va aggiunto che il viaggiatore, da parte sua, deve autonomamente attivarsi per evitare ogni situazione di pericolo, comportandosi a sua volta in maniera responsabile, con la conseguenza che se è stato egli stesso a procurare, per dolo o colpa grave, una situazione foriera di danno, il vettore non risponderà di alcunché.

La Cassazione, infatti, con sentenza n° 13635/01 ha stabilito che “la presunzione di colpa stabilita dall’articolo 1681 del codice civile a carico del vettore per il sinistro che colpisca il passeggero durante il viaggio (comprese le operazioni accessorie, tra cui la salita o la discesa dal mezzo di trasporto) opera sul presupposto che sussista il nesso di causalità tra l’evento e l’esecuzione del trasporto ed è perciò superata se il giudice di merito accerta invece, anche indirettamente, che tale nesso non sussiste, come nel caso in cui il comportamento imprudente del viaggiatore costituisca la causa esclusiva del sinistro